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Nel mondo del lavoro

 

Nel mondo del lavoro

di Gaetano Marino

Il diacono è inserito nel mondo del lavoro, vive questa realtà sulla sua pelle ed essendo un consacrato ha una visuale più ampia di cosa significhi appartenervi per cui percepisce tante situazioni precarie che, talvolta, non favoriscono la dignità della persona: un testimone della realtà presente, un ministro che non fa a meno di sporcarsi la mani per essere vicino a tanti. Ciò provoca incomprensioni, ma si allinea al dettato della Chiesa sulla giustizia sociale.

Oggi, il lavoro non è garantito a tutti e le forme di approccio sono svariate e non tendono più alla realizzazione delle persone, in quanto ci sono molti interessi individuali che mortificano i lavoratori, privandoli del rispetto di sé. Il lavoro, invece,  ingentilisce l’uomo, lo matura, lo porta ad essere partecipe della vita degli altri, a costruire ponti di solidarietà, spazi di condivisione e progetti per il futuro. Il lavoro creativo (cf. EG)  non è da intendersi solo come originale e innovativo, ma come segno di continuità rispetto al mistero più grande della creazione. Il lavoro creativo è visto anche come strumento di redenzione, un bene di tutti. E’ qui che il diacono è chiamato nel lavoro che svolge a suscitare forme di comunione e di partecipazione soprattutto con quanti non vivono la vita di fede e di comunione per essere segno di prossimità di Dio. Il lavoro non è visto solo come fattore economico, ma come promozione di sviluppo sociale che garantisce un futuro, una continuità: una garanzia di maturità per sé e per gli altri.

Il diacono vive il lavoro solidale, si fa portavoce della dimensione regale di Cristo offrendo laddove è possibile il suo aiuto a quanti il lavoro non ce l’hanno o vivono difficoltà di natura contrattuale. Ci sono persone che, facilmente, perdono il lavoro oppure sono sottopagate, che non sono tutelate: questa situazione crea smarrimento, angoscia, solitudine e porta ad accettare quello che capita fino ad essere consapevolmente sfruttate, per cui non ci sarà  mai una crescita in dignità, sarà sempre un neo difficilmente superabile, perché con il tempo diventerà consolidata prassi sociale, un modo di vita che condizionerà la loro vita. E’ necessario, quindi, che ogni persona creda in se stessa, nelle sue capacità, che acquisti sempre più la sua dignità e che difenda i valori in cui crede solo così si sentirà realizzato e componente attivo della società.    

*MARINO G., Nel mondo del lavoro, in Il diaconato in Italia, 208(2018), p. 55.