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Una comunità per crescere insieme

 Una comunità per crescere insieme*

di Gaetano Marino

I giovani sono affascinati più dal fare che dal dire e, coinvolti in iniziative concrete di carità, in opere umanitarie, esprimono il meglio delle loro capacità e possibilità, pertanto, il diacono potrebbe  svolgere la sua funzione di accompagnatore, partendo proprio dal concetto di servizio per far comprendere che, allorché qualsiasi forma di servizio viene vissuta nell’ottica della gratuità e del riconoscimento di Cristo nell’altro più povero, si realizza anche quella tensione ecclesiale, dimensione della comunità e della fraternità che può abbattere il muro dell’individualismo e dell’autoreferenzialità che caratterizza pesantemente il mondo relazionale giovanile odierno (cf. Evangelii Gaudium n. 105).

Il giovane, quando svolge il servizio in prima persona, si rende partecipe di un contesto comunitario, diventa convinto assertore di un cammino che lo coinvolge e lo porta a crescere. Oggi, purtroppo, vige nella nostra società il sintomo della frammentazione da cui deriva l’incapacità di comunicare. Quando sul cammino esistenziale si cerca il primato per sé, le comunità si frammentano, i gruppi si sfasciano, la società si sgretola proprio perché ciascuno vuole imporre la sua direttiva in quanto la ritiene migliore di quella degli altri. Questo porta a non ascoltarci, agendo così si arriva a mostrare una chiesa dell’apparenza, cioè svuotata di Dio. La necessità di essere chiesa, che sa farsi capire, che non esclude e non divide, rende necessario cominciare a rivedere il modo con cui comunichiamo. Importante è credere che un cristiano trova senso nella misura in cui appartiene a una comunità: bisogna sapere ascoltare le ragioni dell’altro per poter crescere insieme.

Per parlare ai giovani bisogna essere credibili, predisposti a fare un cammino insieme e porsi delle tappe affinché si scopra come continuare a leggersi in un contesto di azione comunitaria. I giovani devono sentirsi accettati e non tollerati, noi adulti non siamo onnipotenti e non abbiamo la scienza infusa per cui è importante porsi  accanto ai giovani con umiltà per poter compiere insieme un cammino comunitario che abbia lo scopo, il desiderio, l’attenzione di mettersi in ascolto. E’ necessario quindi, stabilire concretamente una comunicazione che sia condivisa e credibile. Oggi, i giovani sono molto più preparati rispetto al passato, per cui avvertono e giudicano se, effettivamente, siamo veritieri oppure no, bisogna usare un atteggiamento che miri a salvaguardare la loro presenza, creando ponti, agendo, facendo emergere la loro importanza e affermando che la loro partecipazione è dimostrazione del dono di quell’amore che è garanzia di un sano futuro: infatti essi sono i continuatori, il futuro della Chiesa, per cui  è auspicabile camminare insieme, accompagnarli a prendere coscienza, creare iniziative che rispondano concretamente  al dettato di Cristo.

L’esperienza ci insegna che nulla si può improvvisare, è necessario porsi in ascolto dei giovani. La presenza del diacono è presenza della Chiesa per cui è importante che l’incontro con essi non sia sporadico, ma quotidiano, senza separare la fede dalla vita. I giovani vogliono essere spronati a condividere e testimoniare il loro fare; questo ci dà la possibilità anche di portarci a coloro che, per motivi vari non frequentano la vita ecclesiale, incontrarli nei luoghi in cui vivono per stare loro vicini e venire incontro ai loro problemi e alle loro perplessità.

Che bello sarebbe puntare sulla  necessità di esercitare il ministero coinvolgendo diaconi di altre zone pastorali per scoprire le realtà delle diverse parrocchie, associazioni e movimenti perché è nella riflessione e nell’azione unitaria che si vive l’insieme come medicina per crescere e puntare su una chiesa a misura d’uomo: si sente il bisogno di uscire dall’autoreferenzialità, ponendo il dialogo come punto di riferimento organico e costruttivo. Compito del diacono è accompagnarli per far vivere la presenza di Cristo nella chiesa, scoprendo come essa va incontro ad ogni essere umano.

Potersi sentire in armonia spingendo altri a riacquistare fiducia, porta a vivere in comunione, perché insieme si matura e ci si avvia verso una visione  più ampia dove la testimonianza di vita, arricchita dalle relazioni, porterà sia alle comunità ecclesiali che nella vita sociale segni di cambiamenti che, con pazienza, indicheranno nuovi orizzonti. Essere sensibili verso gli ultimi, rapportandoci ad essi senza far pesare la nostra presenza perché sono amici e fratelli, far sentire la chiesa più vicina. I giovani hanno una energia positiva e, certamente, possono creare spazi nuovi dove mettersi in gioco e provare ad essere costruttori del loro futuro.        

 

*MARINO G., Una comunità per crescere insieme, in Il diaconato in Italia, 210/211(2018), pp. 51-52.