I DIACONI TESTIMONI DELL’AMORE DI DIO*
di Gaetano Marino

Il diacono esercita il suo ministero in mezzo alla gente per cui manifesta una specifica peculiarità la presenza. Egli è chiamato a vivere una vera e propria missione attraverso l’annuncio della Parola per cui mentre agisce propone il Vangelo non solo per suscitarne la fede, la conoscenza di Cristo, ma per testimoniare con la vita l’amore di Dio. Certo, che questa missione è lo specifico della Chiesa per cui il diacono “si colloca vicino al presbitero che è garante della fedeltà dell’annuncio” e vicino ai fedeli, come punto di riferimento tra le diverse realtà socio-culturali: un annuncio della Parola che porti a  riconciliarsi con se stessi e con gli altri che rivedono la propria vita, aiutati dal diacono, che non ha alcun interesse se non quello di far emergere bisogni, attese e difficoltà. Il diacono si pone vicino alle persone come costruttore di comunità, facendosi ponte di unità sull’esempio della parabola del buon Samaritano e della lavanda dei piedi: un servizio versocoloroche sono mortificati nei loro bisogni di giustizia.
Questa è la missione del diacono farsi compagno di viaggio curando  e sanando ciò che è sua pertinenza, quindi il diacono si pone a tanti come uomo di pace, portandoli a sentirsi amati, e possiamo dire  che chi ha fatto questa esperienza non si  porta nel cuore il tormento, ma la gioia. Tutto ciò ci porta a considerare non soltanto i singoli casi, ma principalmente la famiglia, la quale è ferita da tante cose che accadono e la sovrastano, e risente negativamente di continui cambiamenti sociali che, talvolta, mirano  a distruggerla: sembra che non abbia  più speranza, che viva schiacciata, per alcuni versi ripiegata su se stessa. Il diacono vive gli stessi problemi, ha famiglia, è esperto di vita socio-familiare, ministro adatto ad incontrare le persone in qualsiasi posto vivano, dove svolgono le loro attività quotidiane e attraverso esperienze pastorali, come la visita, entra nelle loro dimore, nei luoghi di lavoro, conosce tanta gente e con essa ammalati, diversamente abili, sfiduciati, oppressi, atei, disoccupati, persone sole, abbandonati, disperati, ecc.
La famiglia per il ministero del diaconato ha delle priorità, è piccola ecclesia, la base della società, del futuro, per cui è necessario che il diacono sia espressione viva e vivificante. Bisogna dunque essere guardinghi nel prevenire ogni forma di paura e di chiusura per essere forti e decisi a ribaltare e sconfiggere i problemi, portandola ad essere il luogo dove le persone si conoscono, si confrontano e si amano. Oggi vi sono molte difficoltà esistenziali, ma la più grave è la mancanza di amore, si vive come se l’altro non esistesse, pur sapendo che l’indifferenza uccide, sembra difficile anche regalare un semplice sorriso.  Nella vita si cresce insieme e questo processo evolutivo è per tutti. L’indifferenza ci fa vivere distaccati, privi di emozioni, educa alla freddezza, porta  a puntare sull’individualismo e a crearsi un proprio mondo.
Essa, non viene da un momento all’altro, ma con il tempo attraverso piccoli atti, che come un contagio portano a vivere come se non gli altri non esistessero. Questo atteggiamento diventa una vera e propria malattia che porta ad essere vittima di un sistema, irrispettoso della vita. In questo mondo non si nasce per se stessi, ma per vivere con gli altri, costruendo insieme il futuro.   Ogni essere umano  ha una propria dignità e rappresenta un valore per se e per gli altri. L’uomo è un essere “di relazione”, capace di costruire una società più giusta, solo  se riesce  a conoscere meglio se stesso, ad accettare l’altro per quello che è, affrontando a viso aperto i problemi della vita quotidiana facendo attenzione a non distruggere ciò che nel tempo ha costruito.
Mi chiedo: “Come si inserisce la misericordia in questa missione?” Attraverso la mia testimonianza di vita, capace di aprire una breccia nei cuori miseri verso nuovi orizzonti, la speranza di una vita spesa per costruire ponti di amore e non steccati. Abbiamo bisogno dello sguardo dell’altro  che ci liberi da questa condizione  e ci guarisca con la tenerezza del suo sguardo, aprendoci alla speranza. Come l’esperienza di fede è l’incontro con un Altro che ha amato e continua ad amare la mia umanità, il diacono si fa portatore dell’Amore di Dio.

*MARINO G., I diaconi testimoni dell’amore di Dio, in Il diaconato in Italia, 200(2016), pp. 51-52.