STRUMENTI DI ACCOGLIENZA

Strumenti di accoglienza *
di Gaetano Marino

Dio in tutto i tempi ci ha parlato  attraverso la Parola e in essa ci  riconosciamo uniti, fonte di relazione e prezioso cammino di fede. Infatti, è lo stesso Dio che ci parla e ci aiuta a capire che non siamo soli. La Parola è vita, ci apre agli altri, ci spinge a manifestare l’amore di Dio a quanti incontriamo sul nostro cammino, ci permette di superare gli ostacoli esistenziali e di avere la forza di vivere scelte che superino ogni forma di egoismo personale.
La Parola coinvolge tutta la persona attraverso pensieri ed azioni per cui è importante che ci predisponiamo all’ascolto, abbandonando vecchi schemi mentali e comportamentali per rendere visibile l’appartenenza a Dio: una nuova risposta che ci porta al cambiamento, alla conversione, ad essere testimoni di vita in questo periodo storico.
La Parola non sempre è accettata, si dibatte tra accoglienza -  rifiuto,  apertura - chiusura, disponibilità - ostilità. Oggi siamo più propensi ad accogliere le “parole” che non la “Parola”, facilmente, rifiutiamo, aprioristicamente, il giudizio di verità della Parola perché mette a nudo la nostra incapacità di aprirci all’altro. Nonostante tutto, Dio è vicino ad ogni persona. Egli ha a cuore ogni singolo essere umano fino a diventare uno di noi. Gesù ci ha mostrato un nuovo modo di vita, dandoci indicazioni ben precise sulla possibilità di incontrare gli altri come fratelli, di perdonare per essere perdonati, di condividere il pane, per cui va sottolineato che deve essere questo l’atteggiamento che si usa nei confronti degli altri: tutto deve passare attraverso l’esempio di Cristo che si è reso povero per essere dalla parte dei poveri, che si è umiliato, che non si è sottratto alla persecuzione, ma ha dato speranza e fiducia, consegnandosi nelle mani degli uomini per riportarci a Dio da cui ci eravamo allontanati.
Dio si fa uomo, viene ad abitare in mezzo a noi, si svuota della sua potenza per assumere la nostra natura umana: una scelta che coinvolge tutte le persone, chiamate a non soccombere sotto il peso della sofferenza e del male perché non si è più soli, non siamo abbandonati a noi stessi, Cristo si prende cura di noi, si fa prossimo, compagno di viaggio per tutti. Nel diventare uomo ha preso la nostra debolezza per redimerla.
La natura umana presuppone: fragilità, miseria, precarietà…ecco la novità di Dio nella nostra vita: l’esigenza di una fede incarnata, terrena, che non sia sterile, che sappia porsi di fronte a quanti incontriamo con uno stile di vita che contempla la testimonianza, l’accoglienza, lo spirito di pace, l’essere capaci di soffrire e offrire a Dio. Si pensi al servizio per alleviare la solitudine di tanti anziani, ammalati, ponendosi in ascolto, diventando presenza, dando opportunità di apertura anche quando i loro lamenti ci sovrastano e spesso ci soffocano.
Accogliere  nella nostra vita la Parola di Dio vuol dire ritrovare i segni della Sua presenza nell’altro, chiunque esso sia. Dio non se ne sta lontano, e poiché Egli ha a cuore ogni singola persona, ci parla, ci viene incontro, crea una relazione per cui la Parola si fa vita, prende un volto, si fa vicina. Così, in Cristo, ciascuno di noi ha la possibilità di ricominciare, di ritrovare il senso della vita in cui  la Parola viene a rimettere ordine, a fare luce. L’amore è da porre più nei fatti che nelle parole. L’amore è concretezza, il coraggio dell’uomo, nell’andare incontro a Dio e agli altri. Siamo un’unica grande famiglia e se in un angolo del mondo  c’è anche solo una persona che soffre, tutti devono adoperarsi per alleviare le sue pene.

*MARINO G., Strumenti di accoglienza, in Il diaconato in Italia, 202(2017), pp. 42-43.