La Famiglia a servizio delle famiglie dei reclusi

La peculiarità del diacono permanente, specialmente di chi vive anche la magnifica realtà della vita familiare,  è che egli sia la Chiesa proiettata nel mondo del lavoro, delle amicizie, oltre chiaramente nella sua famiglia della quale è il Sacerdote insieme alla sua Sposa e nella Comunità Parrocchiale dove egli è inviato dal Vescovo di cui è il Ministro.Questo aspetto della Ministerialità   diaconale è l’applicazione di una espressione tanto cara a Papa Francesco: essere  “Chiesa in uscita”.  In ottemperanza a questa esortazione del Pontefice, il nostro Vescovo Card. Crescenzio Sepe ha voluto che la sua Chiesa si confrontasse negli ultimi sei anni,  sulle Opere di Misericordia Corporale e che tutti i fedeli s’impegnassero di più a viverle quotidianamente.In questa azione pastorale,  i Diaconi della Chiesa Diocesana hanno potuto esprimere in pieno la loro Ministerialità,  animando in particolare le pastorali Sanitaria, Carceraria e le Caritas Diocesane Decanali e Parrocchiali.
Tra le tante iniziative, riportiamo di seguito l’esperienza, nell’ambito della Pastorale Carceraria,  che vive il Diacono Mario Picone con sua moglie Carmela e un gruppo di amici della sua Comunità di San Gennaro al Vomero, V Decanato.  Questa esperienza è stata oggetto di riflessione nell’ultimo incontro dei membri del Coordinamento Regionale per il Diaconato Permanente della Conferenza Episcopale Campana, tenuto a Pompei nei giorni scorsi. Ecco uno stralcio di questa riflessione.

“Dopo il cammino di formzione per la Pastorale Carceraria fatto nel 2012 insieme con mia moglie Carmela ed altri amici, spinti dall’insegnamento di Cristo “ero carcerato e siete venuti a farmi visita (Mt 25,36),  su invito del Vescovo e del Direttore della Pastorale Diocesana don Frano Esposito,abbiamo dato  vita al progetto pastorale   “La Famiglia a servizio delle famiglie dei reclusi” con l’obiettivo  di formare una “Famiglia di Famiglie”, crescere insieme nella dignità della persona e credere nella possibilità di trasformare il periodo di reclusione , nell’occasione di rinascita interiore (sentire la famigli del recluso che mi appartiete, condividere le gioie, le sofferenze e intuire i desideri ed i bisogni). Il 4 febbraio 2013 segna la data del nostro ingresso nel Carcere di Poggioreale, padiglione Roma dove sono presenti i tossicodipendenti. Da allora questo appuntamento si ripete  ogni lunedì dalle ore 16.00 alle ore 18.00.
Nel vivere questa relazione di amicizia con i reclusii e le loro famiglie, ci siamo resi conto che occorre un respiro nuovo in questi nostri fratelli, più profetico e più icarnato nelle loro problematiche vissute anche nel territorio, inteso non come spazio geografico ma come luogo antropologico: è avere il coraggio per incontrare l’uomo nascosto o sfugurato dalle sue colpe.
E’ doventare compagni di viaggio, rivolgere lo sguardo sul volto dei fratelli, e  delle famiglie; dove spesso accanto a loro non c’è più nessuno. Una delle opere di carità spirituale più alta è consolare questi disperati o ultimi; almeno stare accanto a loro com un cenno di condivisione della loro pene e con un segno di calore umano.
E’ necessario anche aiutare la coppia a riavere  la sua dignità di famiglia amata da Dio, cioè rivestirla di quella dignità che è propria del disegno di  Dio circa  la famiglia. E’ questo il grande cantiere della pastorale carceraria e familiare.
La comunione che viviamo è sul modello di famiglia che mette l’accento sulle relazioni di uguaglianza e di fraternità, di dialogo e di comunicazione, di partecipazione e di responsabilità intorno a questi valori: incontro, ascolto, regole di vita, rispetto delle regole. E’ diventare AMICI, è incontrare Gesù in chi ti sta di fronte,  per aiutarlo ad ascoltare la voce del Salvatore per fargli riscoprire che è il figlio amato dal Padre.
Insieme vogliamo essee Chiesa in uscita, ospedale da campo (come papa Francesco definisce la Chiesa nell’Evangelii Gaudium), pronti ad accogliere i reckusi, le loro famiglie e curare le loro ferite,
Ricordo le parole del mio Vescovo: “Il carcere è luogo e strumento di misericordia”. In questa amicizia ho sperimentato la viva presenza di Gesù misericordioso; ho incontrato l’uomo che soffre del male fatto; della sconfitta, della solitudine, dell’abbandono, dell’incomprensione, della soferenza di vita che rendono l’uomo non più simile all’uomo. Ho respirato sentimenti di chi vive la detenzione, il bisogno di sentirsi amato e imparare ad amare alla scuola dell’Amico Gesù.
Seguo anche i giovani che in alternativa al carcere sono in comunità ai domiciliari, in stretto contatto con il Parroco del territorio. Con i ragazzi della Comunità “Il Camino” sul Monte Faito, grazie alla specifica richiesta dei Responsabili della Comunità e l’autorizzazione del Vescovo dell’Arcidiocesi di Sorrento – Castellammare, Sua Ecc.za Mons. Francesco Alfano, stiamo realizzando uno specifico programma pastorale, imperniato su due giorni al mese che vede imnpegnati i giovani anche in esperienze esterne alla Comunità, vissute con visite a Parrocchie, Eremo dei Camaldoli, Pompei,  grazie all’autorizzazione del Magistrato Competente.  Anche i Responsabili della Comunità “Leo Amici “di Valle di Maddaloni e  il Vescovo della  Diocesi di Cerreto – Telese e Sant’Agata de’ Goti, Sua Ecc.za Mons. Domenico Battaglia  hanno chiesto la nostra  collaborazione.Per questi nostri fratelli e le loro famiglie vogliamo essere come Raffaele con Tobia (Tb 5,16)
Perciò,  in questa nostra attività abbiamo coinvolto la caritas parrocchiale.
Nei nostri incontri non manca il cammino spirituale che spinge molti giovani a ricevere i Sacramenti che non hanno ricevuto per svariati motivi, e tante coppie a ricevere il Sacramento del Matrimonio.
Questa nostra missione ci porta a fronteggiare anche interventi di natuta economica, approvvigionamenti di beni di prima necessità, assistenza legale, medica, psicologica; interventi che portiamo a termine grazie all’aiuto della Caritas Diocesana e Parrocchiale, della Farmacia solidale, ma principalmente grazie alla Provvidenza Divina  che puntualmente interviene nelle situazioni più critiche.
Devo registrare, purtroppo, che non siamo ancora preparati ed organizzati per offrire a questi nostri fratelli la dignità con il lavoro. Ci siamo riusciti solo con tre giovani che hanno trovato un dignitoso ed onesto lavoro anche se solo stagionale.
Oggi, grazie a questa esperienza, mi ritrovo con una grande e bella famiglia: 30  famiglie di ex reclusi liberi, ai domiciliari, 12 giovani e le loro famiglie attualmente reclusi; 20 giovani e le loro famiglie che vivono in Comunità, la mia Comunità Parrocchiale, la famiglia lavorativa in Regione Campania, la mia famiglia di sangue moglie e figli!
Ecco la mia “Famiglia di Famiglie”! Deo Gratias!

                                                                                                            Diacono Mario Picone

 

Rendiamo lode al Signore Dio Onnipotente e a Cristo Servo che opera in tanti  “Viri Probati” che insieme alle loro famiglie hanno risposto generosamente alla vocazione e vivono il loro Ministero tra i fratelli al servizio dei più bisognosi.
                                                                                                            Diacono Giuseppe Daniele

 

 

 

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