UN DONO INESTIMABILE

IL RINNOVO DEGLI IMPEGNI DEI DIACONI PERMANENTI

 Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte, sabato 13 gennaio 2024

E' un’immensa gioia condividere con voi la bellezza di questo momento, di questo incontro. È l’incontro con il Signore e dentro la bellezza di questo incontro, in questa Celebrazione Eucaristica, voi stasera rinnoverete le vostre promesse. È un momento importante, lo dicevo già all’inizio della celebrazione, è un momento di grazia per la vostra vita ed è un momento di grazia per la nostra Chiesa e per tutta la Chiesa. E vorrei, con molta semplicità, condividere con voi alcune suggestioni, che valgono prima di tutto per me, che nascono dalla Parola che abbiamo ascoltato questa sera. Una Parola bellissima; sempre la parola di Dio è bellissima, ma questa sera sembra proprio che questa Parola sia stata disegnata per voi, per noi, per il senso del vostro ministero nel rinnovare le promesse. Pensate al ritornello del salmo: “Ecco Signore io vengo per fare la tua volontà”. Dentro a queste parole c’è il senso del vostro essere qui stasera. C’è il senso di quel rinnovare ancora una volta quelle promesse. E sapete molto bene, meglio dime, che le promesse che rinnovate stasera sono promesse che siete chiamati a rinnovare ogni giorno. Anzi, ogni giorno siete chiamati a lasciarvi raggiungere dallo sguardo di Dio e della sua tenerezza. Perché quello sguardo è il segreto della vostra vocazione. Dentro a quello sguardo c’è il Signore che ti chiama. Dentro a quello sguardo c’è il senso profondo del tuo sì. Non perdete mai di vista quello sguardo. Ogni giorno lasciatevi illuminare. Non per niente, nel Vangelo che abbiamo ascoltato, ed è l’altra suggestione importante e bella, ma sulla quale magari mi soffermerò dopo, è quel fissare lo sguardo su Gesù. “Fissando lo sguardo su Gesù”. Allora capite, come dice Paolo nella Seconda Lettura, che non appartenete a voi stessi, siete stati comprati a caro prezzo. Tutti noi siamo stati comprati a caro prezzo.

La Prima Lettura che abbiamo ascoltato è una lettura che tutti conosciamo a memoria; addirittura, per chi come me ha frequentato il seminario minore, Samuele è stato il modello di ogni vocazione, era il modello di ogni vocazione. È una pagina che tutti conosciamo a memoria ed è una pagina importante per la nostra vita, ma è anche una pagina che in realtà, se andiamo a fondo, non può non provocarci. A voi che da diversi anni state svolgendo questo ministero, a noi che da diversi anni stiamo svolgendo il nostro ministero presbiterale, ma anche a voi fratelli e sorelle che siete qui presenti questa sera. Lasciarsi provocare dalla parola di Dio è sempre importante, perché quella è l’unica parola che veramente, se la accogliamo e ci lasciamo provocare, ci mette in discussione ma dà una direzione ai nostri passi. Ed è forte l’espressione con cui inizia: “La parola di Dio era rara in quei giorni”. E anche oggi, a distanza di secoli, è la stessa cosa. Anche oggi la parola di Dio è rara. Perché l’abbiamo sostituita con tantissime nostre parole inutili, stanche e vuote. E, addirittura, c’è scritto che gli occhi di Eli, il sacerdote che era nel tempio, erano occhi spenti, si stavano spegnendo. E questo accade tutte le volte in cui e cediamo alla stanchezza interiore, che colpisce tutti, ma anche quando non vogliamo vedere o quando facciamo silenzio su delle cose dove invece quella parola può essere importante. Ma, e notate la cosa bella: “La lampada del tempio non si era ancora spenta”. Ed era notte. Quella voce, Samuele, l’ascolta nella notte. In ogni nostra notte c’è sempre una voce che ci chiama. Qualunque sia la condizione che vivi dentro di te, qualunque sia il momento che stai attraversando, quando fai l’esperienza della notte nella tua vita, c’è sempre una voce che chiama. Sempre, perché questo è il modo di operare di Dio. Quella lampada che sta nel tempio e che non si è ancora spenta è motivo di speranza. Lo era allora, lo è anche oggi. Perché, carissimi, se io devo pensare a quello che potrebbe essere oggi vostro ruolo come diaconi nella nostra Chiesa credo sia quello di fare in modo che questa lampada possa continuare ad ardere e ad essere accesa. Mi piace pensare che io,tu, noi, dobbiamo tenere accesa quella lampada quasi anche testardamente, in questo tempo particolare, come atto di fiducia. Quante sono le contraddizioni con cui stiamo facendo i conti? Quante sono le fragilità che sta vivendo questo mondo? Quanto disorientamento? Tenere quella lampada accesa è atto di fiducia in Dio. Atto si fiducia in Dio che non abbandona, che non delude, che è presente, sempre. Ed è questo quello che siete chiamati a testimoniare, che siamo chiamati a testimoniare. In maniera testarda. Testarda e umilmente allo stesso tempo. “La lampada non si è ancora spenta”. Questo Dio che resiste nelle nostre notti. Resiste nelle nostre notti, nelle notti del tempo, nelle notti del mondo. È un Dio che resiste. E c’è ancora un altro passaggio bello, significativo. Samuele va da Eli e la prima risposta di Eli è: “Non ti ho chiamato io, torna a dormire”. Tradotto, al di là del cammino vocazionale, sapete qual è il rischio quando non riusciamo ad essere coerenti con la nostra fede, con la nostra missione, con il nostro mistero, quando non riusciamo a trovare quel coraggio nella parola di Dio? È quello di ripetere anche noi quella parola “Torna a dormire” … il rischio profondo è quello di addormentare le coscienze. Pensateci, il rischio di addormentare le coscienze. Vivere con coraggio la tua storia, la tua vocazione, accogliere la parola di Dio, farla diventare vita nelle tue scelte e risvegliare le coscienze. Il coraggio di risvegliare le coscienze. Che grande il ministero a cui sei stato chiamato. E, ancora, “Non ti ho chiamato io, torna a dormire”. Tentazione brutta perché se non sono io a chiamarti, non ti sta chiamando nessuno e spegni la voce. Come se tu in qualche modo, tra virgolette, volessi sostituirti a Dio. E quante volte ci capita di sostituirci anche a Dio. “Devi fare quello che dico io”. Alla fine Eli dice: “Se senti ancora quella voce, dici “Parla Signore, che il tuo servo ti ascolta”. Parla Signore è quella parola che dovremmo essere capace di fare nostra tutti i giorni. Ogni giorno dire: parla Signore e fa che io possa ascoltarti. Che io sappia ascoltarti. Perché è la tua Parola che riempie la vita. È la tua Parola che cambia l’esistenza. È la tua Parola il senso del mio cammino. Parla Signore, ho bisogno della tua Parola. Passo al Vangelo, anche qui carico di suggestioni importanti per il nostro cammino. C’è un Gesù che passa, un Gesù in cammino. Quanti siamo oggi capaci di riconoscere Gesù che sta passando, che sta attraversando la strada, che è nella quotidianità più quotidiana del nostro cammino? “Gesù passava”, c’è scritto nel Vangelo. Anche oggi continua a passare, ma quanti di noi sanno indicare che sta passando? E come facciamo a indicarlo se siamo lontani da lui, da quel passaggio del Signore? È un Gesù che attraversa la strada, che sta passando per la strada. È un Vangelo che ci riporta alla casa, ad una casa. Quanti di noi realmente sanno indicare il Maestro sulla strada e nelle case e quanti pensano che il Signore sia solo nel tempio? “Fissando lo sguardo su Gesù che passava”. Fissare lo sguardo su Gesù che passa. E i discepoli, nel sentire le parole di Giovanni Battista, si mettono a seguire il Signore. E Gesù osservava che lo stavano seguendo. Notate i verbi perché sono di una bellezza straordinaria: fissare, osservare, vedere. L’ultimo verbo, lo stesso di Gesù che fissa il suo sguardo sul Pietro. Verbi straordinari. Gesù che si accorge che lo stanno seguendo pone una domanda: “Che cercate?” Che è la domanda di senso della vita. Questo verbo, il verbo cercare, lo troviamo all’inizio del Vangelo di Giovanni, ma anche alla fine del Vangelo di Giovanni. Gesù, ai due discepoli dice: “Che cercate?”; alla fine del Vangelo, alla Maddalena: “Chi cerchi?” All’inizio e alla fine c’è il verbo cercare. Anche stasera sta cercando. Perché quella domanda di Gesù è importante, è una domanda che ti riporta all’interno del tuo cuore, nella parte più intima di te, nel tuo segreto, perché tu possa cogliere il desiderio che sta abitando il tuo cuore. Che cosa cerchi? Vi prego lasciatevi sempre abitare da questa domanda e non disdegnate mai le domande perché Dio non è nelle risposte, ma nelle domande. Dobbiamo imparare davvero ad abitare le domande e a non scappare da esse, mentre invece, se ci fate caso, molte volte per noi l’evangelizzazione è dare delle risposte senza neanche aver ascoltato le domande. Lì ci stiamo allontanando da tutto e da tutti. Il coraggio di abitare le domande. Non disdegnate le domande. Notate che di uno dei due discepoli c’è il nome dell’altro no, sapete perché? Perché lì dove non c’è il nome del discepolo, c’è il tuo nome. C’è il mio nome. Ci sono io, ci sei tu. C’è il senso della nostra vocazione, della nostra storia. Sei tu quell’altro discepolo, può essere ognuno di noi. Rispondono con un’altra domanda anche loro: “Maestro dove abiti?” Io vi chiedo che cosa cercate e voi mi dite dove abito. Eppure anche quella domanda è una domanda importante. “Dove abiti?” Perché la casa indica familiarità. Se vuoi conoscere una persona devi imparare a conoscere anche la sua casa. Dalla casa riconosci una persona. E notate la risposta di Gesù: “Venite e vedrete”. Andarono e stettero con lui quel giorno ed erano le 4 del pomeriggio. In questo incontro di Gesù con i discepoli non c’è una sola parola. Non c’è scritto che cosa hanno fatto, che cosa hanno detto, non c’è scritto nulla. Nulla. Se non che erano le 4 del pomeriggio. Cioè, è come se a un certo punto voi dite a qualcuno: “Abbiamo incontrato il Signore”. E gli altri vi chiedono: “È che avete fatto? Che cosa vi ha detto?”. E voi rispondete: “Niente, ci siamo semplicemente guardati”. Voi ci pensate che questo è il senso di ogni vocazione? Ci siamo semplicemente guardati. Lì cogli la bellezza di quell’intimità, quella familiarità con il Signore. Quell’ora è un’ora che nella vita non dimenticherai mai perché quell’ora ti ha cambiato la vita. Ma chi ci ha mai insegnato che la vocazione, e perciò anche l’evangelizzazione, non è tanto una questione di parole, ma una questione di sguardi? È semplicemente una questione di sguardi. Rileggete il Vangelo questa sera e vedete quante volte tornano questi verbi: fissando lo sguardo, osservava, vedere e per ultimo Gesù che fissa lo sguardo su Pietro e poi gli cambia il nome. È una questione di sguardo. Perché vi sto dicendo questo? Per invitarvi a tornare a quelle 4 del pomeriggio della vostra vita. Ognuno di noi ha un’ora particolare nella sua vita che non cancellerà mai dalla sua memoria e della memoria del suo cuore. Tornate a quell’ora per lasciarvi raggiungere di nuovo da quello sguardo per cui un giorno avete scelto di seguire il Signore in questo vostro ministero. Tornate a quello sguardo. Non è tanto importante quello che siete capaci di fare. Lo è sicuramente, ma la cosa essenziale, quello che davvero conta, quello che davvero è importante, è quello sguardo. Non c’è una sola parola raccontata di ciò che si sono detti, ci sono solo tre verbi che sono quelli che vi consegno questa sera: andare, vedere e rimanere. Quello che hanno fatto i discepoli. Venite e vedrete. Andare, vedere e rimanere. Rimasero con lui quel giorno. Tornate, tornate a quello sguardo, tornate a quelle 4 del pomeriggio. Aiutate la gente a risvegliare la coscienza. Se vogliamo che gli occhi non si spengano, riaccendiamo la passione. La passione per il Regno, la passione per il Signore. Ma questo è possibile solo nella misura in cui ti lasci, oggi ancora una volta, raggiungere da quello sguardo. E poi, e concludo, nel momento in cui va da Pietro, Andrea, gli dice che hanno trovato il Messia, lì capisci che cos’è l’evangelizzazione. “E lo portarono da Gesù”. L’evangelizzazione non è altro che il permettere all’altro di lasciarsi incontrare dal Signore. Aiutare, accompagnare l’altro a farsi incontrare dal Signore. Allora, abbiamo bisogno di questa missione. È quello che vi chiedo. Con la vostra vita, con le vostre scelte, con la vostra presenza tenete accesa sempre quella lampada, testardamente, come atto di fiducia in Dio. Siate felici di seguire il Signore, anche nelle difficoltà, anche nelle contraddizioni, anche nelle fragilità. Siete un bene prezioso. Siete un dono inestimabile. Siete anche voi quella lampada. Parla Signore che il tuo servo ti ascolta. Tutto il resto non conta. Io vengo per fare la tua volontà. Amen

* Arcivescovo Metropolita di Napoli

Da Nuova Stagione del 21/01/2024

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