“È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”  (Mt 28,7)

 Carissimi
La Quaresima, preludio della Pasqua, sin dai tempi Apostolici è il periodo durante il quale il Cristiano è chiamato alla conversione e alla penitenza e al digiuno. E’ il periodo della prova! La prova non è un castigo ma un esercizio che ci aiuta a valutare l’apprendimento di un insegnamento e ad esercitarlo. Quest’anno abbiamo vissuto questo tempo in modo del tutto particolare, forse unico nella storia della cristianità. La pandemia che ha colpito tutto il mondo, provocando tanti morti e costringendo tutti a restare a casa, ci ha fatto fare un’altra esperienza di digiuno, molto doloroso: il digiuno Eucaristico. La limitazione della libertà di movimento non ci permette di partecipare alle Celebrazioni Eucaristiche. Sappiamo bene che questi avvenimenti non sono un castigo di Dio per i nostri comportamenti. Certo tanti nostri comportamenti non sono esemplari. Se così fosse, dov’è la Misericordia di Dio? E la missione di Gesù il Cristo?
Questi giorni ci aiutano a scoprire tanti valori che stavamo perdendo, storditi dalla frenesia della vita quotidiana: il calore della famiglia, la nostra casa come Chiesa domestica, la necessità, la bellezza e il valore della preghiera, l’amicizia.. E questi sono alcuni degli esercizi che stiamo svolgendo. Siamo quasi alla vigilia delle Feste Pasquali, e perdurando questa emergenza, forse non potremmo celebrare i riti della Settimana Santa riuniti nel nostro Tempio!

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La Famiglia a servizio delle famiglie dei reclusi

La peculiarità del diacono permanente, specialmente di chi vive anche la magnifica realtà della vita familiare,  è che egli sia la Chiesa proiettata nel mondo del lavoro, delle amicizie, oltre chiaramente nella sua famiglia della quale è il Sacerdote insieme alla sua Sposa e nella Comunità Parrocchiale dove egli è inviato dal Vescovo di cui è il Ministro.Questo aspetto della Ministerialità   diaconale è l’applicazione di una espressione tanto cara a Papa Francesco: essere  “Chiesa in uscita”.  In ottemperanza a questa esortazione del Pontefice, il nostro Vescovo Card. Crescenzio Sepe ha voluto che la sua Chiesa si confrontasse negli ultimi sei anni,  sulle Opere di Misericordia Corporale e che tutti i fedeli s’impegnassero di più a viverle quotidianamente.In questa azione pastorale,  i Diaconi della Chiesa Diocesana hanno potuto esprimere in pieno la loro Ministerialità,  animando in particolare le pastorali Sanitaria, Carceraria e le Caritas Diocesane Decanali e Parrocchiali.
Tra le tante iniziative, riportiamo di seguito l’esperienza, nell’ambito della Pastorale Carceraria,  che vive il Diacono Mario Picone con sua moglie Carmela e un gruppo di amici della sua Comunità di San Gennaro al Vomero, V Decanato.  Questa esperienza è stata oggetto di riflessione nell’ultimo incontro dei membri del Coordinamento Regionale per il Diaconato Permanente della Conferenza Episcopale Campana, tenuto a Pompei nei giorni scorsi. Ecco uno stralcio di questa riflessione.

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